domenica 16 marzo 2008

domande

È molto difficile, anche fra fisici, provare a rispondere alla domanda: "che cos'è la fisica?". Nella maggior parte dei casi uno scienziato che si occupa di fisica impara qual è la sua disciplina, il suo campo di studi attraverso i numerosi problemi che ha affrontato e ha cercato di risolvere durante la sua formazione. Insomma gli anni all'università sono importantissimi anche per plasmare la mentalità di uno scienziato.
Un modo molto efficace per definire una ricerca scientifica è quello di dire a quali domande essa cerca di rispondere. All'inizio saranno tantissime, ma cominciando a raggrupparne alcune in una più generale che le comprenda, e procedendo in questo modo si riuscirà a distinguerne pochissime, importantissime e distinte fra di loro (irriducibili, anche se si spera sempre di fare una teoria la più generale possibile. Questo però è molto difficile da conciliare col fatto che si cerca sempre di fare una teoria la più semplice possibile) Insomma che cos'è la fisica? "Sarà la scienza che cerca di rispondere a queste domande: ...".
Farsi le domande giuste, come si fa? Nella vita quotidiana lo scopo di una domanda è vario, però già a questo livello si nota come le persone a seconda dell'interlocutore, del posto, dello situazione psicologica possono formulare una domanda in maniera differente, facendo credere che la loro curiosità sia su un particolare lato dell'argomento invece che su un altro che veramente è l'unico motivo che li ha spinti a chiedere.
Un filosofo francese diceva più o meno che se uno studente ti dice che non ha capito una tua spiegazione, questo non è per mancanza o lentezza d'intelletto, ma solo perché ogni persona si costruisce un proprio percorso mentale per riuscire ad afferrare veramente una determinata idea. Questa proposizione si basa evidentemente sul fatto che una stessa cosa può essere spiegata in modo differente e che le varie maniere non sono differenti solo per facciata, ma soprattutto in sostanza.
Quante volte vediamo in fisica una stessa legge, uno stesso principio, uno stesso fenomeno che può essere spiegato arrivando alle stesse ed identiche conclusioni attraverso non solo percorsi diversi ma soprattutto strumenti diversi. Ciò ci spinge a credere che alla base di tutto ci sia un indecifrabile ordito, una trama misteriosa, e che le nostre siano delle buone approssimazioni, dei buoni modelli.
Per ritornare allo studente col suo insegnante, il fatto che l'apprendimento di ogni singolo individuo dipenda molto da come le questioni gli vengono poste, implica ovviamente sia che la formulazione di una stessa questione è importante, sia che il nucleo su cui si focalizza la questione può essere tranquillamente e furbescamente spostato: intanto concentriamoci su queste cose più semplici rimandando a dopo il problema vero. L'approccio, l'attacco ad un problema è essenziale.
Lo so, forse ho detto delle cose troppo ovvie, ma la scienza è così, procede per ovvietà. A prima vista ogni argomento può sembrare astruso, ma lo è solo per il bagaglio di definizioni e convenzioni che presuppone. Certo, rispetto alla vita e ai problemi quotidiani, nella scienza è fondamentale il fattore tempo: non si può pretendere di capire tutto in pochissimo tempo, lo si può intuire, sì, e questo rende come il più grande proprio il più grande scienziato, ma bisogna seguire un percorso fatto di definizioni, di scelta di convenzioni e di dimostrazioni rigorose (sia empiriche che matematiche), bisogna cioè studiare.
Ho detto questo perchè quando uno si pone la fatidica domanda deve anche avere almeno in embrione un certo progetto su qual è il percorso che deve seguire: questo è anche quello che rende bravo un insegnante.
Una giusta domanda è già metà del lavoro fatto.

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